Visualizzazione post con etichetta scritto da me. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scritto da me. Mostra tutti i post

28 luglio 2008

5 effetti collaterali

Il cancro è un animale benevolo, che non analizza i suoi beneficiari e non chiede conto di quel che hanno fatto o no per gratificarli con la sua esistenza.
E' una generosa pustola che scoppia, un obiettivo raggiunto con successo, un messaggio esoterico senza capo nè coda che dice tutto il bello dicibile, ma in una lingua morta che non si decifra piu'.
Il cancro sta li', ascolta, aspetta, si siede sulla sponda del tuo letto e attende il risveglio, sorride e ti si accuccia in grembo ronfando di piacere.
Piu' sei vivo e sveglio e piu' lui è contento e godereccio.
Piu' sei giovane e piu' vi divertirete insieme.

Tema:
elencate almeno 5 effetti collaterali positivi dell'avere un cancro, e sapere di averlo

Svolgimento:
  1. I miei amici si ricordano di me ogni giorno.
  2. Sto finendo quel che avevo cominciato, perchè so che il mio tempo non è infinito.
  3. Non ho più bisogno di cambiare casa: un grande sollievo.
  4. Posso mangiare tutto quello che mi era proibito.
  5. Posso dire NO a cose alle quali ho detto sempre SI per far"li" contenti.
(ps: ne avrei molti altri ma il compito diceva 5...)

Considerazione:
Grazie al cielo (o a me?) mi è venuto il cancro: se ne esco vedrò le cose diversamente, se non ne esco avrò comunque goduto di un raro periodo di grande sincerità verso me stesso e il mondo.

"liberamente ispirato da un amico che muore e già inciampa nei gradini, da esperienza personale, da un corso di Simonton, da una sala d'attesa troppo piena"

23 luglio 2008

DIALOGO DI UN VENDITORE DI LIBRI E UNA PASSEGGERA


Torino, giugno 2008, storia vera accaduta a me!
Via Po, storica bancarella di libri usati (quella dell'indiano, sotto i portici, fra il n.13 e il n.15 della via)
La passeggera si stupisce di trovare decine di testi sul Comunismo italiano, sovietico e cinese, classici, testi sacri e di vecchia edizione.

Venditore. Libri usati, ma come nuovi, ha visto quanti!!!???
Passeggera. Ma ha saccheggiato la casa di un comunista morto?
Venditore. Si signora, e succede sempre piu' spesso.
Passeggera. Ma fanno fuori i libri in questo modo?
Venditore. Oh illustrissima si, certo, soprattutto i nipoti.
Passeggera. Ma come?
Venditore. Più più assai i nipoti dei morti, ai quali non importa nulla, ma anche….
Passeggera. Chi?
Venditore. Signora, a volte anche i proprietari.
Passeggera: Ma, i proprietari dei libri?
Venditore. Saranno i vent'anni che sono passati , illustrissima, ad averli delusi.
Passeggera. E che dicono a motivazione della vendita?
Venditore. Non saprebbero, a volte che non ci credono piu', semplicemente.
Passeggera. Non vi ricordate di nessuno in particolare, che abbia detto qualcosa.. di sinistra?
Venditore. No in verità, illustrissima.
Passeggera. E pure l'ideologia del comunismo era una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa. E quel che è scritto in questi libri è ancora giusto oggigiorno!
Passeggera. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste, sperando in ciò che è scritto in questi libri?
Venditore. Eh, cara signora, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggera. Ma se quelli che hanno buttato i libri avessero a rifare la vita che hanno fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che hanno passati?
Venditore. Cotesto non vorrebbero.
Passeggera. Oh che altra vita vorrebbero rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggera. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signora no davvero, non tornerei.
Passeggera. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti e ideologie.
Passeggera. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggera. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto questo secolo, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male e le sue illusioni, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri comunisti, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggera. Dunque mostratemi il libro più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissima. Cotesto vale cinquanta centesimi. Lo ha scritto Lenin…
Passeggera. Ecco cinquanta centesimi.
Venditore. Grazie, illustrissima: a rivederla.
…..Libri, libri come nuovi; e idee nuove !!!!………….

Liberamente ispirato a "DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E UN PASSEGGERE" di G.Leopardi

14 luglio 2008

LACRIME

Arriva un momento in cui si è certi di aver pianto abbastanza.

Istanti in cui si pensa che proprio chi ti ha fatto piangere ti farà ridere, perché insieme con il dolore è venuta la voglia di non perdere più tempo a trastullarsi nelle disperazioni e nei rimpianti.

La persona che ti ha fatto soffrire è la stessa che ti induce a ridere e a goderti la vita che ti resta.
Ma lei non lo sa.

Ti convinci addirittura di poter annullare in anticipo anche i dolori futuri con la gioia di oggi, con le risate che ti fai e con l'amore che ti prendi, magari dal primo che passa di li'.

Bisogna fare perché sia così, almeno per un breve tratto, almeno per il tempo necessario a rimarginare i bordi della ferita e fermare il sangue che ne esce.

Dopo, dopo qualche tempo di giochi e di abdicazioni ai propri stessi "parametri" di confronto e scambio, saremo nuovamente pronti a prendere sul serio noi stessi e le scelte, ingannevoli ma motivate all'anima, che faremo.

09 giugno 2008

27 giugno 2003 - 8 giugno 2008

Ho una cosa da dirti: avere tue notizie mi fa soffrire.
E' inutile che finga, mi fa male pensare alla tua vita senza di me e alla mia senza di te.
Due vite che avrebbero potuto essere piene di amore e di condivisione, piene di cose fatte e godute insieme.
Penso che la nostra storia doveva finire - visto che è finita - con un taglio netto, mentre trascinare così questa pseudo amicizia che non ha nulla di sincero, è una agonia che continua e che mi fa stare male. Cosa che non vorrei dover continuare a sopportare.
Per questo, ti prego, finiamo di sentirti e di scriverci.
E non uscirtene con la tua solita frase: "Mi hai salvato la vita e per questo faccio ciò che mi chiedi".
E' addirittura ipocrita: soprattutto i tuoi messaggi sulle parole che non riesci a dire sono stilettate nel cuore per me, che ho parlato inutilmente per tutti e due, senza riuscire a farti capire se mi vuoi bene o no, e senza riuscire ad ascoltare niente di significativo.
Mi sembra che tu mi prenda in giro, per l'ennesima volta, e con l'ennesimo silenzio, per di piu' dichiarato da te come un silenzio causato dalla tua incapacità di esprimerti.
Sai che la tua idea di tenere tutti buoni e sereni mi ha sempre dato fastidio, perche' è la quint'essenza della falsità.
E' solo un modo per non scegliere niente, posto che scegliere non significa uccidere nessuno o cancellarlo dalla propria vita, ma solo definire le proprie priorità, anche davanti agli altri.

La verità - semplicissima - e' che io volevo continuare a condividere la mia vita con te, e tu no.

E allora.. che senso ha questo rapporto in punta di forchetta, a raccontarsi le cose che si fanno, tanto per tenersi d'occhio?

Sappi, se mai avessi dei dubbi, che io ti ho amato moltissimo e ti voglio ancora molto bene, ma non cercarmi piu', per favore.

Salvo che tu non abbia qualcosa di veramente importante da dirmi.

04 giugno 2008

ALADINO

Ho sempre pensato che se incontrassi un Genio, quello dei tre desideri per capirci, dovrei essere preparata a chiedergli tre cose importanti, assolute, esaustive e non in contraddizione fra loro.

Nel corso degli anni ho cercato di affinare le mie scelte, e adesso le ho configurate precisamente: sono piuttosto cambiate col passare del mio tempo, ma si sa che con il cambiare d'età si modifica quasi tutto di se stessi.
Almeno, alcuni lo fanno.

Ora sono pronta, e chiederei:

1 - che tutti i viventi del genere animale (uomini e animali dunque) diventassero vegani (evitando cosi' sofferenze a chiunque dovute a cercare o essere cibo e preda, e a sfogare e subire i cattivi animi dovuti alle tossine ingerite, guerre e invidie incluse)

2 - che il pianeta fosse fisicamente e geograficamente perfettamente configurato per sopportare quanto sopra (in termini di risorse e di distribuzione delle stesse e dei viventi, e di numero di viventi)

3 - che io diventassi invisibile

Credo che il terzo desiderio sia già stato esaudito.

PIANETA

Sono certissima che ne esiste un altro sul quale le cose sono andate diversamente.

Un altro sul quale ha vinto il rispetto per la natura, quale che sia la sua.
Nel quale non regna incontrastata e ignorante una specie troppo mobile e umidiccia.

Nel quale non esistono metalli offensivi ma solo silenzio di meditazione, misure non assolute e rispetto intelligente.

Sento chiaramente che, come diceva Steiner, altre vite devono trascorrere su altri mondi, e questa terra così poco grata al suo creatore non è l'unica chance che ci viene data.

16 maggio 2008

RICORDI

Nostro figlio
scivolato nello scarico di un gabinetto
scrive sui muri della città
il suo amore per noi
in rosso e in nero

Spingendolo nelle fogne
gli abbiamo dato
un messaggio d'amore e uno di libertà,
l'apice del nostro affetto
e la prudenza degli egoisti

Io sarei stata sua madre.

Non mi manca, non lo volevo
non gli avrei dato credito ne' credibilità

Ma quando lo raggiungerò nelle fogne,
finalmente, ci parleremo.

1973 - 2008

26 aprile 2008

MIA ZIA e altre incombenze

Mia zia scrive libri. E scrive da quando aveva 40 anni, perché prima ha dovuto imparare la differenza fra la f e la v, che sempre le é stata oscura.

Si chiama Anna Rita e scrive i suoi libri per ore al giorno. Si alza, fa colazione, e poi va in camera sua a scrivere. Dopo pranzo, si lava piatto e bicchiere, e poi torna a scrivere.

Adesso ha qualche problema con gli occhi, dice che "Nun me fa' più ll'occhiali" pero' non smette mai di scrivere, piega la schiena, che a settantacinque anni le fa male, e continua.

Copia romanzi d'amore, su quaderni a righe di terza elementare.

Prima leggeva ad alta voce. Adesso scrive.

Non so bene quando abbia cominciato, ma mia madre e mia zia Titta, l'altra sua sorella, hanno smesso di lamentarsi della lettura solo quando ha cominciato a scrivere, in silenzio, e curva sui quaderni.

Si, perché prima leggeva a voce alta e incessantemente, in modo che perfino i vicini credevano che nel palazzo qualcuno stesse pregando, o recitando il rosario. Leggeva lagnosamente ma con sentimento, e sorridendo a mezza bocca, mentre si raccontava le storie del libro e inciampava nelle parole sconosciute.

Di quelle ne ha certo incontrate tante, povera zia, perché ha fatto solo qualche anno di elementari, e dell'esistenza di certi termini proprio non era stata avvertita.

Ma non si é mai sognata di impararli per non incespicarci sopra la volta successiva: ha continuato a balbettare davanti ai misteri della lingua, a ripetere sillabando i lati oscuri dello scritto, e ancora non si é fermata.

Forse scrive perché leggere in silenzio non fa per lei, e non potendo più cantilenare le sue storie, le sposta sulla carta. Pare che non possa fare mai una sola cosa per volta.

Mia madre, che si chiamava Novella, la sopportava più della zia Titta: lei cuciva le maglie che aveva fatto con la macchina per maglieria, e quell'altra, Anna Rita, leggeva senza requie. In casa, sul balcone, nella sua camera o in cucina, a seconda della stagione o dell'ora del giorno, ma sempre con la stessa cadenza e con lo stesso sorrisetto latente.

La zia Anna Rita è la terza di quattro figlie, nate a mia nonna ad intervalli di cinque anni una dall'altra, mentre nel mezzo tentava sempre di uscire un figlio maschio che inevitabilmente moriva prima di riuscirci.

Per mio nonno, falegname, bello, alto e con gli occhi azzurri, 4 figlie di cui nessuna con gli occhi azzurri, solo due pari a lui in altezza, tre pari a lui in intelligenza e una piccola e grassa, e non intelligente, ne' quanto lui ne' quanto nonna, non sono state facili da allevare

Se la é cavata appioppando a mia madre, la più grande, l'incarico di figlio maschio che lo aiutava nella bottega di falegname, a mia zia Peppina - prima che morisse a 18 anni sotto l'ultima bomba caduta ad Osimo - il ruolo di intellettuale della famiglia con il diploma alle magistrali, e a mia zia Titta il rimpiazzo della zia Peppina alle magistrali, dopo il 1945.

Per zia Anna schiaffi e lavoro alla macchina per maglieria, ad aiutare nonna, perché non avrebbe potuto fare altro, e anche quello le veniva maluccio.

Per quanto riguarda gli schiaffi credo che nonno, in misura diversa, non li abbia risparmiati a nessuna delle sue figlie, almeno finché la bomba non gli ha fatto capire, a lui che in realtà le amava molto, che poteva anche perderle da un momento all'altro.

Mia nonna diceva - e ha ripetuto fino al suo ultimo giorno - "Che croce vi lascio figlie mie" riferendosi alla zia Anna che certamente sarebbe sopravvissuta alla sua morte.

Se avesse saputo, nonnetta, che zia Anna non solo ha resistito a lei e al nonno, ma anche a mio zio Peppe, marito di Titta, a mio padre Giovanni e a mia madre Novella e ad una serie di parenti più giovani di lei e ancora oggi regge egregiamente mentre zia Titta ha già avuto un infarto, si sarebbe preoccupata ancora di più dell'incarico che ci lasciava.

La zia, infatti, non sa fare nulla che possa dirsi utile per la sua sopravvivenza: non sa accendere il gas, non sa cucinare, non riesce a lavare ne' se stessa ne' le sue mutande, pensa di avere 28 anni, e la sua unica preoccupazione é rinnovarsi un abito nuovo a Pasqua, e magari anche un cappotto a Natale, con tanto di borsa e scarpe in tinta, come quando nonna glie li faceva fare su misura dalla sarta.

A parte quel che legge, e che scrive, non sa nulla della vita reale, non ha pratica di alcunché e qualsiasi bambina di 10 anni può darle punti in qualsiasi argomento.

In compenso ha una certa dose di furbizia e di memoria, che le ha procurato la cancellazione della pensione di invalidità, grazie ad una commissione ben lieta di sentirsi raccontare la ricetta degli gnocchi, a riprova della sua autosufficienza.

Immagino che gli illustri dottori non aspettassero altro, e che tutte le testimonianze di parenti e medici non contassero nulla per loro di fronte ad una povera ignorante che per non sentirsi tale sfodera tutto quello che sa, come se dovesse salvare l'onore suo e della famiglia.

Che la ricetta l'avesse letta in uno dei suoi libri, o ricordata a memoria dalle giornate passate in cucina con nonna, poco importa. Importa che é stata riconosciuta autosufficiente e che zia Titta, che ora la tiene sempre con sé dopo la morte di mia madre, ha dovuto restituire allo Stato le pensioni degli ultimi dieci anni.

I quali anni, a proposito, passano solo fisicamente per la mitica zia, perché non può accadere nulla al suo cervello: non c'é demenza che possa confonderlo ne' vecchiaia che possa consumarlo, visto che di guizzi intellettivi ne ha visti così pochi da sembrare affetto da quelle disgrazie fin dalla più tenera età.

A me, la zia Anna, ha sempre fatto pena, una gran pena e una gran tenerezza.

A dire il vero mi ha fatto anche arrabbiare, e non poche volte, ma me la sono portata anche in Costarica, nella mia casa in costruzione nella giungla, per rispettare il turno di custodia assegnato a mia mamma, che voleva zia Anna sei mesi a Torino con lei e sei mesi a Osimo, per non pesare troppo sulle spalle di una sola sorella.

Tutto il paese si stupì quando le fecero fare il passaporto, a lei che a malapena sapeva dove sta Ancona.

Mamma e zia hanno passato tre mesi fra coccodrilli e ragni, in un soggiorno per loro avventuroso e incredibile, e ancora adesso quando guardo le fotografie di quel periodo mi vengono le lacrime agli occhi dal ridere, ma certo anche per la nostalgia.

Di quei mesi la zia ricorda solo che la sua camera non aveva ancora le porte e che non trovava il "bottone" per accendere la luce sopra il letto: tante volte sono accorsa in camera sua e l'ho trovata di traverso sul materasso mentre annaspava nel buio e gridava di voler fare pipi.

A dirla tutta a me ha fatto anche comodo, la zia, perché ha tenuto compagnia a mia madre ormai vedova, mentre io scorribandavo per il mondo e, sapendola in compagnia, tacitavo il mio senso di colpa di figlia unica e poco presente.

Sulla mamma, invece, la sua presenza ha forse influito negativamente: sentirla cantare libri dal mattino alla sera e non poter intrattenere con lei alcun dialogo coerente deve averla spinta più in fretta e più in giù verso la malattia mentale che l'aspettava al varco.

E questo sospetto, accucciato e maligno, vive fra le pieghe del sacchetto di dolori che mi porto appresso, e che cerco da anni di non aprire.

Oggi zia Anna é molto dimagrita, è piccola e sparuta, come tutti i vecchietti; copia curva e solerte le sue storie d'amore, toglie la polvere in camera da letto e va a passeggio con un'assistente sociale del Comune che tre volte alla settimana viene a prenderla a casa, ultimo e unico aiuto pubblico concesso dalla Commissione Togli-Pensioni che tutto sa.

Zia Titta la sopporta malamente, lei stessa sta in bilico sullo stesso baratro che ha inghiottito mia madre, combatte l'ondeggiare della memoria con le parole incrociate e frequentando le compagne delle magistrali, ora nonne quanto lei e dal decolté non più tanto solido.

Mentre zia Anna é chiusa in camera sua a recitare libri, Titta mi ripete al telefono le stesse domande come fossero nuove, e il mio cuore si strizza, e torna indietro di dieci anni, a quando mia madre cominciò la sua strada verso il buio dell'Alzhaimer.

Ma questa è un'altra storia.

2 novembre 2007

30 marzo 2008

MOTIVI

Vivo perché esistono i libri, perché Marcel Proust ha scritto a penna, e perché piccoli occhi verdi di gatto stanno in qualche posto ad aspettare proprio me.

Campo, indissolubile dalla mia voglia di morire, perché qualcuno mi fa ancora ridere, perché qualcuno mi vuol bene senza saperlo, e per dare il tempo ai miei cari perduti di organizzarsi circa il mio arrivo: li voglio vedere tutti in forma e contenti di riabbracciarmi, anche fossero all'inferno e mi toccasse scenderci, per meriti di chicchessia.

Mio padre diceva due cose mitiche che mi sono rimaste in mente.

Diceva "Tutta la mia intelligenza è passata a mia figlia, io sono diventato stupido" e "Quando muoio apro una gelateria all'inferno".

Cosicché, se ci andrò, all'inferno, finalmente troverò un lavoro da papà.

E gli terrò i conti e l'inventario di creme e cioccolata.

Vivo per dispetto alla vita che voleva andarsene senza il mio consenso e quando c'era ancora tempo per provarci, lo faccio per riaffermare il mio diritto a scegliere ora e strumento, e nel frattempo mi diverto, salgo sui tetti delle Case dei Suicidi dove mangio pizza consegnata a domicilio, sghignazzo sola sul tram e coltivo amori di passaggio.

30 marzo 2008 - liberamente ispirato da "Non buttiamoci giu'" di Nick Hornby

23 marzo 2008

ESSAI?

Se solo avessi potuto fare qualcosa di migliore, chissà in quale campo lo avrei fatto.

Se questa esperienza che mi hanno fatto vivere servisse al futuro delle mie scelte, ci starei, penserei che l’opportunità valeva le sfortune avute e le mancanze sofferte.

Se mi rivelassero - finalmente - che questa era una prova, e neppure la “prova generale”, ma una di quelle con tanti errori, e pezzetti da rivedere, e intonazioni da correggere.. beh mi andrebbe bene, ci crederei, cercherei di far tesoro di tutto quanto ricordo, e pure delle gaffes numerose e vergognanti che mi sono venute.

Peraltro, nessuno ha mai potuto testimoniare che non sia così: un esercizio sconquassato, sotto la pioggia e senza attori giusti per le parti, assegnate a casaccio e in fretta, tanto per cominciare a lavorare e provare i costumi…


Di questa verità ho qualche speranza, o almeno la coltivo.


21 marzo 2008

15 luglio 2007

LA PRIMA VOLTA E' LA PIU DIFFICILE?

Avevo un piccolo biglietto, scritto negli anni d'oro della mia vita, iniziati e finiti nel 1994, in cui avevo annotato i titoli dei libri che avrei scritto.

Buscando Posadas era uno di quelli, ma l'unico che ricordo ora.

Il biglietto deve essere finito male, anche se ha attraversato l'oceano piu' volte con me, che in caso di modifiche ai pensieri lo volevo sempre a disposizione..

Oggi, a disposizione, non mi resta che l'ora in cui sto vivendo, e anche quella non e' tutta li' solo per me.


10 maggio 2007

13 luglio 2007

CANTO DEI MORTI

Portavano ogni giorno
carrette di diamanti.
Prendetene – veniva detto
E noi ridenti tuffavamo le mani.

E poi miele, poesie, bave di vento e fiori,
occhi di bimbo canti di tucano fiocchi di carne e perle d’oltremare.
Sussurri fremiti armonie, persino un’ombra di celeste e latte.

Noi gioivamo, ancora, e prendevamo, sempre.
Niente si nascondeva o era perduto,
ogni cosa giocata assaporata vista, ogni goccia raccolta,
ogni tremito stretto.
Tutti i doni accettati, come ultimi o primi.

Del Generoso nulla si sapeva, ma non era importante.
Meno si parlava di lui,
più preziosi giungevano incensi, pannelli di delizie,
arti e verbene, lingue di fiamma e oro.

Anche un amore, un giorno. E fu gran festa.

L’ultimo omaggio fu un sentiero declive.
Vi scorrevano ai lati
rivoli di conchiglie nere.

Coglietene - fu detto.
E noi ridenti, per gratitudine, tuffammo le mani.


2004

29 giugno 2007

ANIMA LARGA

porto con me
tavoletta e stilo
per annotare
ogni dolore che mi dai
e i ricordi che ti vedo accanto,
curiosi come figli nuovi

porto con me
armi da taglio
perché sono affilate inodori e brutte
e potrebbero recidere ogni legame
fra noi,
anche quando tu non lo volessi

porto con me
bottiglie rotte da spargere per terra
per ferirmi davvero
camminando avanti negli anni

porto con me
l’odore dei mesi primaverili che non abbiamo avuto
e quello delle fogne fragranti attraversate insieme

porto con me cose inutili
alle mie necessità,
ma indispensabili alla mia sopravvivenza

14 novembre 2003

28 giugno 2007

(PARENTESI ) A RITROSO DA UNA VITA PRECEDENTE...

MANGIARE GLI ANIMALI
SOFFERENZE PATITE E RISPARMIATE
Ho deciso da tempo di non nutrirmi piu' di lacrime e di sofferenze, ne' le mie ne' le altrui.



--------------------------------------------------------------------------------


AGGIORNAMENTI SU COME PROCEDONO LE COSE....
Anche adesso mi sveglio sempre alla solita ora, come se ce ne fosse bisogno.
Per quasi 4 anni mi sono svegliata alle 6, inutilmente, per fare una muta colazione con lui, che partiva alle 6.30.
Poi, tornavo a letto, e per la maggior parte di questi anni, ci restavo un po', visto che ero disoccupata.

Piu' volte mi ha chiesto perche' lo facevo, e per tutta risposta gli ho scritto quel brano da "Le ore" di Cunningam, quello con il dialogo sul "perche' mi alzo e ti preparo la colazione".
Un libro magnifico.

Adesso non ce ne sarebbe piu' ragione, le poche volte che lui dorme qui si alza e beve il caffe' in silenzio, raramente saluta quando esce, probabilmente con la scusa che cosi' non mi sveglia.
Nel giro di un mese e' cambiato tutto, e del resto nel 2003 era cambiato tutto in un giorno, quello in cui era arrivato con la sua valigetta di magliette, per fermarsi da me qualche giorno.

Sono stanca, sono triste, il sangue mi prude nelle vene, mi sembra che qualcosa stia aspettando di essere fatto.
Da me, naturalmente.

10 maggio 2007


--------------------------------------------------------------------------------


DA OGGI SI RI-VOLA
Ho scoperto che non a cicli di 5 anni la mia vita si rivolta, ma a cicli di 10, e a partire dall'anno sette di qualsiasi decennio...

E ho scoperto che la primavera e' stata sempre la stagione piu' beffarda con me: ha chiuso e aperto i cicli, come la neve che si sciacqua via mentre i germogli occhieggiano ridanciani e delicati.

Nel mezzo, fra un sette e l'altro, tutti i tentativi per solidificare il terreno sono stati accolti, ma non erano mai realizzati davvero, e le fondamenta ricadevano esauste di aver sostenuto l'insostenibile

Il terreno pero', si sa, soffre e si consuma, e l'ultima volta e' sempre dolorosa piu' della precedente.

Il terreno, si sa, consumato e richiesto di vita, prima o poi si esaurisce e cede. e l'ultima volta un giorno o l'altro sarà davvero tale.

Questa volta?

26 maggio 2007



--------------------------------------------------------------------------------


LA PRIMA VOLTA E' LA PIU DIFFICILE?
Avevo un piccolo biglietto, scritto negli anni d'oro della mia vita, iniziati e finiti nel 1994, in cui avevo annotato i titoli dei libri che avrei scritto.

Buscando Posadas era uno di quelli, ma l'unico che ricordo ora.

Il biglietto deve essere finito male, anche se ha attraversato l'oceano piu' volte con me, che in caso di modifiche ai pensieri lo volevo sempre a disposizione..

Oggi, a disposizione, non mi resta che l'ora in cui sto vivendo, e anche quella non e' tutta li' solo per me.

27 giugno 2007

SARA

Grazie per essere esistita. Grazie per avermi sorriso sempre e per avermi sempre detto quanto era bella la nostra improvvisata vita di nomadi. Grazie per avermi accompagnata davanti ai tramonti del Sahara e per aver sciolto con me gli cheches dei nostri amanti all'alba.
Grazie per essere vissuta: non ti perdero' mai, e ci ritroveremo sulla duna piu' ripida a ridere ancora una volta insieme.

Tu sei come il deserto "puoi allontarti da lui, puoi non vederlo mai più, ma ormai esso e' dentro di te"

A la prochaine, ma cherie! On se verrà dans le vent du Sahara qu'on a aussi bien aimé ensemble...

01 giugno 2007

IL MIO ULTIMO AMORE

Era un orso con le punte, con una gabbia intorno chiusa dall'interno, strette catene ai polsi e pochi palpiti di emozione al cuore. Un vecchio ragazzo che si credeva tale per azzardo e per incapacità di cambiare - in proprio - il destino. Vittima di se' stesso e delle proprie pulsioni represse. Un "Adso" mancato, ormai invecchiato e triste, senza speranze di libertà.
E invece.......

29 maggio 2007

GLI ALTRI

Hanno dato alle stampe la mia vita senza controllarla, e ora mi toccano gli errori piu' banali e le macchie di inchiostro, che da sola non riusciro' a pulire.
I refusi e le sbiancature mi inseguono costantemente, non rimedio gli scavalcamenti di lettere e gli scambi di persona.
Se almeno mi avessero chiesto un'opinione.....

13 maggio 2007

VENERDI SERA

Torno ora dall'ufficio, stanchissima. Questo caldo mi uccide, la schiena mi fa male, ho una forte pressione intorno al collo che da giorni non se ne va, come un laccio che stringe, come uno strangolamento che non finisce mai.
Non trovo pace neppure di notte, neppure con una pastiglietta per dormire.
Faccio sogni strani, e di giorno non ne ricordo che le sensazioni, mentre dimentico i protagonisti, gli ambienti.
Mi restano solo sentimenti che non so attribuire, non so come e perche' sono nati nella notte, e verso chi.
Di giorno vivo di caffe', un po' perche' ho sonno, un po' perche' bere un caffe' e' sempre un momento per parlare con qualcuno e per farlo contento accettando il suo invito.
Sembra che il mondo ti aspetti, li' fuori, per offriti qualcosa da ingoiare: forse non sappiamo offrire qualcosa da respirare, come il senso della libertà o della condivisione. E offriamo caffe', the e biscottini, in mancanza di altre capacità.

Stasera in via Livorno , attraversata la strada - un sole cocente, una via polverosa senza riparo - un ragazzo cieco mi ha chiesto come arrivarci, proprio li' da dove io ero appena uscita.
Alle mie spiegazioni e alla mia offerta di esserci accompagnato ha opposto un no dolce, come stupito, e sorridente.
E, col suo lungo bastone che palpava il terreno, l'ho visto ancora la', in attesa di attraversare, mentre risalivo verso casa.

10 maggio 2007

BUSCAR POSADAS PARA DESCANSAR

Cercare rifugio per dormire.
Semplici posti accoglienti, all'ombra.

Sacchi a pelo virtuali per lasciare l'anima in pace, almeno per un momento.

Buscar posadas.. Encontrarlas es un poco dificil, pero se puede hacer...