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28 luglio 2008

5 effetti collaterali

Il cancro è un animale benevolo, che non analizza i suoi beneficiari e non chiede conto di quel che hanno fatto o no per gratificarli con la sua esistenza.
E' una generosa pustola che scoppia, un obiettivo raggiunto con successo, un messaggio esoterico senza capo nè coda che dice tutto il bello dicibile, ma in una lingua morta che non si decifra piu'.
Il cancro sta li', ascolta, aspetta, si siede sulla sponda del tuo letto e attende il risveglio, sorride e ti si accuccia in grembo ronfando di piacere.
Piu' sei vivo e sveglio e piu' lui è contento e godereccio.
Piu' sei giovane e piu' vi divertirete insieme.

Tema:
elencate almeno 5 effetti collaterali positivi dell'avere un cancro, e sapere di averlo

Svolgimento:
  1. I miei amici si ricordano di me ogni giorno.
  2. Sto finendo quel che avevo cominciato, perchè so che il mio tempo non è infinito.
  3. Non ho più bisogno di cambiare casa: un grande sollievo.
  4. Posso mangiare tutto quello che mi era proibito.
  5. Posso dire NO a cose alle quali ho detto sempre SI per far"li" contenti.
(ps: ne avrei molti altri ma il compito diceva 5...)

Considerazione:
Grazie al cielo (o a me?) mi è venuto il cancro: se ne esco vedrò le cose diversamente, se non ne esco avrò comunque goduto di un raro periodo di grande sincerità verso me stesso e il mondo.

"liberamente ispirato da un amico che muore e già inciampa nei gradini, da esperienza personale, da un corso di Simonton, da una sala d'attesa troppo piena"

26 luglio 2008

Ching del 26/07/2008

Il cielo - L'acqua

Ching 6

Questo è il tuo Ching per Sabato 26 Luglio:

Sung: Il Conflitto

Anche se sai di aver ragione ostinarti sarà per te dannoso e causa di conflitti. Dovrai ricercare l'equilibrio ed una possibilità di mediazione per evitare che si possano creare delle inimicizie. Sarà per te fondamentale riconoscere qual è il momento di fermarti, anche a metà del percorso.










01 giugno 2008

Incatenamenti

"Sono morto perché non ho il desiderio, non ho desiderio perché credo di possedere, credo di possedere perché non cerco di dare.

Cercando di dare, si vede che non si ha niente, vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi, cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente, vedendo che non si è niente, si desidera divenire, desiderando divenire, si vive"

René Daumal

10 maggio 2008

NASCERE?

Avrei voluto che mio padre e mia madre, o in verità entrambi, poiché entrambi erano tenuti a farlo, pensassero a quello che facevano quando mi hanno concepito; se avessero debitamente considerato quanto alta fosse la posta in gioco; —che non solo ne sarebbe derivata la procreazione di un Essere razionale, ma che molto probabilmente la felice conformazione e costituzione fisica del suo corpo, forse il suo ingegno e la struttura stessa della sua mente;— e per quanto potevano saperne, perfino la fortuna di tutta la sua famiglia avrebbero potuto essere condizionati dagli umori e dalle inclinazioni prevalenti in quel momento: se avessero debitamente soppesato e riflettuto a tutto ciò, e agito di conseguenza,sono profondamente convinto che il posto da me occupato nel mondo sarebbe stato molto diverso, da quello in cui è probabile che il lettore mi veda.—Credetemi, miei buoni amici, non si tratta di un fatto trascurabile come molti di voi potrebbero ritenerlo;—tutti avete, oso dire, sentito parlare degli spiriti vitali, di come vengano trasmessi dal padre al figlio e così via,—e di parecchio altro al riguardo:—ebbene, potete credermi quando vi dico, che nove decimi della saggezza o della stoltezza di un uomo, dei suoi successi o fallimenti in questo mondo dipendono dai loro moti e attività, e dai diversi indirizzi e direzioni verso cui li avviate; così che una volta messi in movimento, bene o male che sia, non si tratta di una faccenda da quattro soldi,--partono schiamazzando per la tangente; e a forza di ripetere gli stessi passi, finiscono col tracciare una vera e propria strada, dritta e comoda come il viale di un giardino, dalla quale, una volta che vi si siano avvezzi, lo stesso Diavolo non riuscirebbe ad allontanarli.
Scusate, mio caro, disse mia madre, non avete dimenticato di ricaricare l'orologio?—— Buon Dio—! esclamò mio padre, lasciandosi sfuggire un'imprecazione, ma avendo l'accortezza al tempo stesso di non alzare troppo la voce——. Quando mai una donna, dalla creazione del mondo ai giorni nostri, ha interrotto qualcuno con una domanda così sciocca?

E che cosa stava dicendo vostro padre?—— Niente, naturalmente.

Vita e opinioni di Tristram Shandy, Laurence Sterne (1713 – 1768)

21 marzo 2008

OCCHI DI FOTOGRAFO




L'unica vera sorgente dell'arte è il nostro cuore, il linguaggio di un animo infallibilmente puro.

Un'opera che non sia sgorgata da questa sorgente può essere soltanto artificio. Ogni autentica opera d'arte viene concepita in un'ora santa e partorita in un'ora felice, spesso senza che lo stesso artista ne sia consapevole, per l'impulso interiore del cuore.

"Perché, mi son sovente domandato, scegli sì spesso a oggetto di pittura la morte, la caducità, la tomba?
Ė perché, per vivere in eterno, bisogna spesso abbandonarsi alla morte. "

Caspar David Friedrich

Immagini:
Le radeau de la Méduse, Jean Luis Théodore Géricault
The raft of G.W. Bush, Joel Peter Wilkin

06 febbraio 2008

KALACHAKRA


Esa mentalidad de temor
Ha de ser puesta en la cuna de la benevolencia
Y amamantada con la leche profunda y brillante de la indudabilidad eterna.
En la sombra fresca de la intrepidez
Abanicada con el abanico de felicidad y gozo.
A medida que vaya creciendo
Con diversos despliegues de fenómenos,
Conducidla al patio de recreo autoconsciente.
Cuando sea mayor,
Para impulsar la confianza primordial,
Llevadla al campo de tiro al arco de los guerreros.
Cando sea aún mayor,
Para despertar la naturaleza de sí primordial,
Dejadle ver la sociedad de los hombres
que posee belleza y dignidad,
Entonces esa mente temerosa
Podrá convertirse en la mente del guerrero,
Y esa confianza eternamente juvenil
Extenderse por el espacio sin principio ni fin.
En ese momento verá el Sol del Gran Este.
Chögyam Trungpa, de su libro Shambala, la senda sagrada del guerrero . Los guerreros son las personas que, habiendo visto que
todo está dentro de cada uno, dejan de culpar fuera y solucionan sus aflicciones con el trabajo interior, usando la sabiduría
universal, desde el principio de los tiempos. El Sol del Gran Este se refiere a la dignidad y el poder de la mente humana despierta.

13 gennaio 2008

Tu rostro mañana

No debería uno contar nunca nada, ni dar datos ni aportar historias ni hacer que la gente recuerde a seres que jamás han existido ni pisado la tierra o cruzado el mundo, o que sí pasaron pero estaban ya medio a salvo en el tuerto e inseguro olvido. Contar es casi siempre un regalo, incluso cuando lleva e inyecta veneno el cuento, también es un vínculo y otorgar confianza, y rara es la confianza que antes o después no se traiciona, raro el vínculo que no se enreda o anuda, y así acaba apretando y hay que tirar de navaja o filo para cortarlo. ¿Cuántas de las mías permanecen intactas, de las muchas confianzas brindadas por quien tanto ha creído en su instinto y no siempre le hizo caso y ha sido ingenuo demasiado tiempo? (Ya menos, ya menos, pero la disminución de eso es muy lenta.) Siguen intactas las que deposité en dos amigos que aún las conservan, frente a las puestas en otros diez que las perdieron o desbarataron; la escasa que di a mi padre y la pudorosa que di a mi madre, muy parecidas si no fueron la misma, la de ella además no duró mucho, ya no puede defraudarla o sólo póstumamente, si hiciera yo un día algún mal descubrimiento, y dejara de ocultarse algo oculto; no perdura la de mi hermana, ni la de ninguna novia ni ninguna amante ni ninguna esposa pasada, presente o imaginaria (suele ser la hermana la primera esposa, la esposa niña), parece obligado que en esas relaciones se acabe utilizando lo que se sabe o se ha visto en contra del amado o cónyuge -o de quien resultó ser sólo momentáneo calor y carne-, de quien hizo revelaciones y admitió un testigo para sus flaquezas y pesadumbres y se prestó a confidencias, o simplemente rememoró sobre la almohada abstraído en voz alta sin reparar en los riesgos, ni en el ojo arbitrario que siempre nos mira ni el oído selectivo y sesgado que nos escucha (muchas veces no es nada grave, una utilización sólo doméstica, defensiva y acorralada, para cargarse de razón en un apuro dialéctico cuando se discute largo, un uso argumentativo).

La vulneración de la confianza también es eso: no sólo ser indiscreto y ocasionar daño o perdición con ello, no sólo recurrir a esa arma ilícita cuando los vientos cambian y se le pone la proa al que contó y dejó ver -ese que se arrepiente ahora y niega y confunde y enturbia ahora, y quisiera borrar y calla-, sino sacar ventaja del conocimiento obtenido por debilidad o descuido o generosidad del otro, sin respetar ni tener en cuenta la vía por la que llegó a saberse lo que se esgrime o tergiversa ahora -o basta con haberlo enunciado para que ya lo desfigure al recogerlo al aire-: si fueron las confesiones de una noche enamorada o de un desesperado día, de un atardecer de culpa o un despertar desolado, o de la embriagada locuacidad de un insomnio: una noche o un día en que quien hablaba hablaba como si no hubiera futuro más allá de esa noche o día y fuera su lengua suelta a morir con ellos, ignorando que siempre hay más por venir, siempre queda, un poco más, un minuto, la lanza, un segundo, la fiebre, y otro segundo, el sueño -la lanza, la fiebre, mi dolor y la palabra, el sueño-, y también el interminable tiempo que ni siquiera vacila ni aminora el paso tras nuestro acabamiento, y sigue añadiendo y hablando, murmurando e indagando y contando aunque ya no oigamos y hayamos callado. Callar, callar, es la gran aspiración que nadie cumple ni aun después de muerto, y yo el que menos, que he contado a menudo y además por escrito en informes, y aún más miro y escucho, aunque casi nunca pregunte ya nada a cambio. No, yo no debería contar ni oír nada, porque nunca estará en mi mano que no se repita y se afee en mi contra, para perderme, o aún peor, que no se repita y se afee en contra de quienes yo bien quiero, para condenarlos.

Javier Marías

29 giugno 2007

ANIMA LARGA

porto con me
tavoletta e stilo
per annotare
ogni dolore che mi dai
e i ricordi che ti vedo accanto,
curiosi come figli nuovi

porto con me
armi da taglio
perché sono affilate inodori e brutte
e potrebbero recidere ogni legame
fra noi,
anche quando tu non lo volessi

porto con me
bottiglie rotte da spargere per terra
per ferirmi davvero
camminando avanti negli anni

porto con me
l’odore dei mesi primaverili che non abbiamo avuto
e quello delle fogne fragranti attraversate insieme

porto con me cose inutili
alle mie necessità,
ma indispensabili alla mia sopravvivenza

14 novembre 2003

11 giugno 2007

TUTTI UGUALI MA DIVERSI...

Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di diseguaglianza, la classe, la razza e il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell'inarrestabile cammino del genere umano verso l'eguaglianza. E che dire del nuovo atteggiamento verso gli animali? Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, il vegetarianesimo, che cosa rappresentano se non avvisaglie di una possibile estensione del principio di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano, un'estensione fondata sulla consapevolezza che gli animali sono eguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire?Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano.

Norberto Bobbio - "Destra e sinistra", Donzelli Ed. 1994